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MILAZZO CAPO D'ORLANDO - CHALLENGE 10-11 LUGLIO 2010
Venerdì 09/07 ci riproviamo, questa volta la Milazzo Capo d’Orlando è diventata una “challenge” una “sfida”, ma non tra noi ed il mare, ma tra noi e la mala sorte che sembrava voler ostacolare a tutti i costi la riuscita di questa nostra iniziativa, gli “amuleti” hanno funzionato!!!! Venerdì, appunto, il buon Gianluca armatosi di pazienza ( e ne serve tanta!!!) ci riporta, armi e bagagli, cioè kayak e borse a Milazzo dove abbiamo fissato la base per la partenza dell’indomani. L’esperienza insegna, ed infatti questa volta i bagagli erano meno numerosi e quasi ridotti allo stretto indispensabile, se non fosse stato per l’abbigliamento vista l’occasione che si presentava….. Forte dei miei paletti nuovi più resistenti e grazie al nuovo martello in gomma questa volta non perdo una serata a montare la tenda, anzi avrei dovuto fare una foto da mandare alla Ferrino. La serata passa in maniera divertente, il camping è strapieno ci sono dei festeggiamenti, noi ci arrangiamo con la solita pizza, ma questa volta ( l’esperienza insegna ) ci tiriamo fuori dal casino, e ci troviamo un bel tavolo sotto un pergolato a distanza di 50 cm dal mare, con i granchi che avanzavano tra i sassi bagnati che cercano di mordere i piedi degli intrepidi visitatori. E’ l’alba del sabato, insomma quasi, sono le 7,00, ci alziamo e comincia il rito del trasporto kayak, non hanno ancora inventato un camping adatto a chi pratica il nostro sport.
Ci carichiamo le barche per quasi cento metri e le posizioniamo sulla piccola spiaggia a levante di capo Milazzo, foto di rito, kayak in acqua si parte. Questa volta il gps ha funzionato al primo colpo e non abbiamo usato quello di riserva, “Francesco la sai la rotta ?, Si sempre dritto” . Doppiamo il Capo di Milazzo e ridiscendiamo la costa verso Barcellona, costeggiamo, siamo accompagnati dal grido dei bimbi e delle mamme “ guarda le canoe” , e che ci sono gli indiani!!! Penso tra me e me, non ho un pennarello altrimenti avrei scritto un cartello con “ non sono canoe ma kayak”. Ci colpisce la meraviglia e lo stupore delle persone nel vederci, forse gli sembriamo sbarcati da chissà dove, ma questo dimostra come in questa parte della Sicilia il nostro sport non sia molto diffuso. Superiamo il fatidico tredicesimo km che la volta scorsa ci ha visto arrenderci alle condizioni del mare, oggi possiamo rispettare la tabella di marcia, anzi grazie ad una corrente favorevole siamo addirittura in anticipo. Ci fermiamo per la sosta pranzo, il caldo è micidiale, la frutta che avevamo portato con noi è già bollita praticamente immangiabile, meno male che arrivano da un chiosco delle provvidenziali granite al limone con treccine e brioches. Decidiamo di fermarci un paio di ore, il sole è a picco, non c’e’ un albero dove prendere un po’ di frescura, allora ( l’esperienza insegna ) con kayak e pagaie montiamo una tenda alla Robinson Crusoe, l’ombra è assicurata la frescura un po’ meno, ma va bene lo stesso. Ripartiamo, da Barcellona, la costa che ci accompagna è di una desolazione tremenda, spiagge abbandonate, muri e strade distrutti dalla forza del mare, massi buttati alla meno peggio per cercare di proteggere quanto rimasto, non si vede anima viva e siamo in piena stagione estiva di sabato pomeriggio. Ad un certo punto la spiaggia si riempie di gabbiani, che volano in stormo al nostro passaggio, li definiamo “gabbiani di fogna” perché siamo all’altezza del torrente Mazzarrà, e come risaputo l’omonimo comune ospita una mega discarica. Attraversiamo indenni il volo di gabbiani, ci avviciniamo a Portorosa, sarà anche rosa ma se non hai la barca da milionario non puoi entrare, infatti un solerte “guardiano” del porto non del faro, a bordo della sua lancetta ci ha intimato l’alt dicendo che “le imbarcazioni come le nostre” non possono entrare. Evitiamo qualsiasi polemica, non è questo il momento, ma ripromettendoci di portarci dietro il faldone dei regolamenti portuali ci allontaniamo salutando e ringraziando. Arriviamo a Marinello il posto è splendido, il mare poco mosso la navigazione è tranquilla, passo a salutare un amico, un altro Francesco che ci aspettava con la sua splendida barca a vela , ci offre un the freddo, che apprezziamo, e dopo aver scambiato qualche piacevole chiacchiera, salutiamo ed andiamo a prendere posto in camping. Carica, scarica, prendi, porta, monta, sistema, qui no, qui si, è giunta l’ora di andare a cenare la confusione è massima, la stanchezza ci prende, la tenda ci aspetta, buonanotte a domani. E puntualmente l’indomani arriva, sono le sei, decidiamo di approfittare della calma delle prime ore del mattino per metterci in moto, lo spettacolo del golfo del Tindari è unico, cielo e mare sono una cosa unica, ci portiamo fuori costa per circa un km per superare le lingue si sabbia che caratterizzano la zona, è un posto da cartolina, l’acqua è verde e talmente limpida che il fondo sabbioso si vede a circa 30/40 mt è una sensazione da vertigini.
Costeggiamo il promontorio del Tindari che ci riserva una costa eccezionale pareti ripide e spiaggette isolate, mi sembra di vedere le insegne del WWf, approdiamo su una spiaggia piena di gabbiani, Francesco ha bisogno di scendere per qualche minuto, io aspetto a bordo, fatto tutto, foto e ripartiamo. Ci avviciniamo a Patti, il mal di schiena di Francesco comincia a farsi sentire insistentemente, ancora una sosta non prevista a marina di Patti, la costa che ci aspetta non consente di fare scalo, quindi dopo un po’ di stretching prua verso Capo Calavà. Siamo nel punto della Sicilia più vicino alle isole Eolie, tappa di arrivo della traversata che due volte ci ha portato da Vulcano alla Sicilia durante le prime due edizioni della Vulcanoa. A vista il promontorio del Monte della Madonna, Capo d’orlando è subito dietro. I turisti ci assediano chiedendo spiegazioni e dettagli sulle barche e sul nostro giro, ne approfittiamo per fare qualche eskimo dimostrativo mentre impazzano i balli di gruppo sulla spiaggia. La solita granita al limone e brioches questa volta in doppia razione ed una bella doccia gelata di acqua dolce ci rimettono in sesto, le calde ore del primo pomeriggio ci aspettano. Al largo di Gioiosa Marea il mare è di un blu intenso, oceanico, non posso non fare una foto con questi splenditi colori, di fronte a noi la torre delle Ciaule, luogo di interesse storico, la famosa costa Saracena. Capo d’Orlando si avvicina, ancora una sosta fuori programma a Brolo, ne approfittiamo di un ombrellone incustodito lasciato sulla spiaggia per rubare un po’ di ombra, adesso si riparte ci fermeremo finalmente a Capo d’ Orlando, continuiamo a zigzagare per evitare i motoscafi, meglio farsi da parte e non fidarsi delle precedenze, dai diportisti della domenica meglio stare alla larga. Magari se la facessero loro al largo e fuori dalla p….e, ci aspetta il consueto casino della spiaggia della domenica pomeriggio, siamo pronti per lo sbarco, il problema è trovare il posto tra un’ asciugamani ed un’ altra, forse la cosa più difficile di tutto il viaggio, cotti dal sole sbarchiamo, monta, smonta, sistema, carica, scarica, apri, chiudi, si ricomincia la sistemazione di tutta l’attrezzatura, una splendida domenica di luglio accoglie puntuale il nostro arrivo. Restate sintonizzati per la prossima avventura….
DATI TECNICI:
percorsi 66,8 km, velocità media 5,5 km/h in moto 12h 09 min, in sosta 6h 21min media totale 3,6 km/h
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